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STATI UNITI E PROIBIZIONISMO: STRATEGIE COMMERCIALI PER LA GLOBALIZZAZIONE DEL SETTORE DELLA CANNABIS

Non leggete questo articolo per nessun motivo. Se avete deciso di proseguire state confermando la tesi degli antiproibizionisti: Ovvero vietare aumenta la voglia di trasgredire. Sin dai tempi più remoti l’essere umano si è sentito attratto da quello che non può raggiungere. Sembra quasi che il proibito sia rivestito da un alone che ci attira irresistibilmente. In fondo, si tratta di una manifestazione quasi naturale che sorge quando qualcosa ci incuriosisce o quando desideriamo conquistare la libertà. 

LO STATO SI APPROFITTA DELLE DEBOLEZZE SOCIALI

La questione diventa molto più delicata quando parliamo di uso e dipendenza da droghe entrano in gioco due forze molto potenti, si tratta di consapevolezza e volontà. La consapevolezza è innata nell'uomo a livello potenziale, sia nell'essere più evoluto, sia in quello meno evoluto; nel primo caso essa è semplicemente più sviluppata, espansa e perciò evidente, nel secondo caso è nascosta o latente: essa attende di essere svelata. Per questo motivo chi cade nella tentazione del proibito molte volte fatica a distinguere ciò che danneggia la salute da quelle sostanze che pur essendo illecite hanno la capacità di migliorare la qualità della salute individuale. Le proprietà dalla cannabis ne sono un esempio. La forza di volontà è una capacità che possiamo apprendere e sviluppare. E' come un muscolo, può essere allenata. Queste due forze da sempre hanno fatto la differenza nell'ottenimento dei risultati sperati, in qualsiasi ambito della vita. 

CLASSIFICA IN BASE LA PERICOLOSITA' DELLE DROGHE

Danno fisico, dipendenza e danno sociale: in base a questi tre fattori è stata stilata la classifica delle 20 droghe più pericolose al mondo, grazie ad uno studio condotto da David Nutt dell’università di Bristol e pubblicato sulla prestigiosa rivista "The Lancet" (https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(10)61462-6/fulltext). 

1. Eroina
2. Cocaina
3. Barbiturici
4. Metadone
5. Alcol
6. Ketamina
7. Benzodiazepine
8. Anfetamine
9. Tabacco
10. Buprenorphine
11. Cannabis
12. Solventi
13. 4-MTA
14. LSD
15. Methylphenidato
16. Steroidi
17. GHB
18. Ecstasy/MDMA
19. Nitrati
20. Khat

3°. troviamo i barbiturici, potenti sonniferi appartenenti alla classe di narcotici cosiddetti ipnotici e sono farmaci usati nel trattamento di ansia grazie al loro effetto sedativo. derivati dall’acido barbiturico, furono scoperti nell’ottocento da Von Baeyern, furono inizialmente utilizzati come antidolorifici e per le anestesie, quindi come ansiolitici ed ipnotici. Attualmente sono stati quasi completamente soppiantati nell’uso medico dalle benzodiazepine, ma l’uso ricreazionale è molto intenso, per le sue capacità rilassanti. Purtroppo crea una forte dipendenza e facilmente da luogo a overdose letali, in quanto l’effetto varia da individuo ad individuo oppure da altre sostanze prese in contemporanea. Acquistabili anche online e fino a poco tempo fa anche senza prescrizione medica, da alcuni anni lo Stato ne ha preso il pieno controllo. 

5°. Alcol. Chiaramente in questo caso ci riferiamo alla dipendenza da bevande alcoliche, non al suo uso limitato e saltuario. Il 15,9 % (quasi 9 milioni) della popolazione Italiana registra comportamenti di consumo regolare eccedentario (https://www.epicentro.iss.it/alcol/apd2018/Bologna%20APD2018.pdf). I danni dell’alcol a lungo termine sono tremendi: danni al fegato, danni al sistema circolatorio, danni permanenti al cervello, gastriti, tumori. Si calcola che l’alcol sia la maggior causa di morti fra le dipendenza.

9°. La sostanza più tossica e comune a livello sociale, oltre 15 milioni sono i fumatori abituali. Fra le poche sostanze di cui è provato l’effetto cancerogeno, oltre che sull’apparato circolatorio, vi è il tabacco. la sua capacità di assuefazione è notevole e difficilmente superabile, come ben sanno le persone che cercano di smettere di fumare.

Solo all' 11°o posto troviamo la cannabis con oltre 6 milioni di utenti abituali. Da sempre nota per le sue capacità industriali, eco-sostenibili e mediche. Oggi in Italia è consentita la produzione e la commercializzazione della pianta di cannabis sativa con principio attivo (THC) inferiore allo 0,6 %. Sostanza molto importante per i benefici e la prevenzione è il CBD identificato come un ottimo alleato per le cure a tumori o malattie autoimmuni. 

IL PROIBIZIONISMO HA FALLITO

Nel 1937 fu approvata la Marijuana tax act, che proibiva, in modo diretto o indiretto, la coltivazione della cannabis per qualsiasi uso, anche industriale o terapeutico. Da qui in poi molti paesi occidentali, tra cui il nostro, si sono adeguati alla decisione americana (con alcuni distinguo come l’Olanda). La conseguenza di tutto ciò è che la cannabis, da allora, viene considerata una droga pericolosa, da perseguire con ogni mezzo. Oggi sono gli stessi Stati Uniti a rivedere la loro posizione. In molti stati americani, infatti, l’uso e il consumo di cannabis è ritornato ad essere legale. E questo è vero non solo per la cannabis industriale o per quella terapeutica, ma anche per l’erba a uso ricreativo, tanto demonizzato in passato.
L’esempio più lampante è quello della California, dove a partire dai primi giorni del 2018 la marijuana è stata legalizzata.

Ci auguriamo che anche nel nostro Paese, con la stessa velocità con cui si è andati dietro agli americani per proibire l’uso di una pianta che da sempre fa parte della storia dell’uomo, si avvii un serio processo di legalizzazione a 360°.

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